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La leggerezza dell'anno che verrà. - Annica Cerino
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La leggerezza dell’anno che verrà.

Quest’anno non ho fatto promesse per l’anno che verrà, non ho voluto pianificare progetti o idee, è la prima volta che lascio andare ogni pragmatismo, questa novità mi ha stupita, lo stupore ha ceduto il passo ad un’altra sensazione: la leggerezza. Ecco, la leggerezza, forse è l’unico proposito di questo nuovo anno che sta iniziando.

Ma non sono mancate le riflessioni in questi ultimi scampoli di un anno che resterà impressa nella nostra memoria per sempre ed inizierò questo articolo con una frase sulla quale mi sono soffermata un bel pò.

BUON ANNO A TUTTI.

“Esiste una rabbia che non ha niente a che fare con la cattiveria. È il ruggito di chi sta difendendo la propria fragilità.”

Lo ammetto: ruggisco qualche volta perchè sono la custode di un giardino che affaccia sul mare. Un giardino di fiori colorati circondati di erba sottile e non permetto di ruzzolare tra le mie amenità. Ma scelgo chi può entrarci, insieme a me. Il giardino è protetto da un cancello a doppia mandata, da una cinta di mura alta e spessa, dal di fuori si vede la maestosità, l’imponenza e la rigidità di tanta fortezza. La visione di questo bastione può scoraggiare chi non ha uno sguardo ampio e si può rimanere impressionati dall’algida altura, altre volte, davanti alla grandezza di questo muro si alza un suono di versi da masseria. In entrambi i casi, i gendarmi dai loro merli osservano cosa accade lì fuori, pronti alla difesa.

Ho automatismi di chiusura che arrivano da un’attitudine alla difesa consolidata, l’atteggiamento deciso che si muove nel mondo con passo circospetto e vivo un’infondata paura nell’animo. Ci metto ogni volta un bel po’ a ricordarmi di aprire la serratura e provare a spalancare la porta con fiducia e slancio.

Sento che è arrivato il momento di chiedere ai miei gendarmi di abbassare la guardia, non ho più bisogno della loro protezione armata, non ho più bisogno di aprire il cancello, perchè ora posso volare. Certa delle mie fragilità, con gli anni ho imparato che sono un dono, una virtù, una chiave di accesso nel mondo. Un valore. Ma non per tutti. Ho imparato a scegliere. Scegliere con chi condividermi. Ho imparato a lasciare andare la zavorra di tutto ciò che non mi appartiene più, di tutto quello che non è in armonia con me, ho lasciato andare la pesantezza del voler farsi capire ed accettare. Ho lasciato andare per fare spazio al nuovo.

“La fragilità è un valore umano.

Non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione.
La fragilità è come uno scudo che ci difende dalle calamità, quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino.
Il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende.” (Vittorino Andreoli, “L’Uomo di Vetro”)

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