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Psicodramma: le emozioni in scena - Annica Cerino
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Psicodramma: le emozioni in scena

Lo psicodramma è terapeutico in quanto promuove un effetto liberatorio e alleviante.

La catarsi e la leggerezza sono il frutto di una spontanea e creativa esplorazione dei moti interiori che determinano il proprio modo di vivere e di relazionarsi.

Lo psicodramma è un’intensa esperienza emotiva e personale. Attraverso la drammatizzazione si possono riportare nel “qui e ora” della scena situazioni appartenenti a un tempo passato.

Terapeutico non è rivivere con gli stessi sentimenti il passato che vedono, in questo modo, la possibilità di defluire liberamente ma è riviverli e rivederli integrandoli nel presente.

Il passato è passato.

Lo scarto tra il passato reale, così come esso si è realmente svolto, e il passato ricordato, rappresenta un tempo mentale neutro, sospeso, offerto agli uomini affinchè ne ricerchino i significati e si possano così proiettare nel futuro, mai uguali a come erano prima.

Lo psicodramma libera dai complessi, dalle inibizioni e dai conflitti passati, rimettendoli in gioco ed è la dimensione protetta propria di un gruppo di esseri umani, che discutono liberamente dei loro problemi e li condividono, che permette al soggetto di raggiungere quel grado profondo di esplorazione della verità.

Jacob Moreno, al pari dell’arte maieutica di Socrate, considera lo psicodramma come lo strumento di accesso alla propria verità.

Nella pratica contemporanea esiste una moltitudine di approcci diversi allo psicodramma, tuttavia, il modello classico prevede cinque aspetti importanti del processo psicodrammatico: il palcoscenico,  il protagonista, il direttore, gli ausiliari e l’uditorio.

Il protagonista

È colui che mette in scena un evento o una situazione significativa della sua vita reale o immaginaria.

Moreno scrive: < Al soggetto o paziente viene chiesto di essere se stesso sul palcoscenico, di rappresentare il proprio mondo privato. Egli deve essere se stesso e non un attore, dato che l’attore è costretto a sacrificare il suo mondo al ruolo impostogli dall’autore dell’opera da rappresentare.

Egli deve liberamente, man mano che i contenuti si affacciano alla sua mente: per questo è indispensabile che egli sia posto in un contesto di libertà d’espressione e di spontaneità. Ci sono diverse forme di rappresentazione: l’agire un ruolo immaginato, il riprodurre una scena passata, il vivere un problema attualmente pressante, l’esprimere aspetti creativi di sé, lo sperimentare se stessi in vista di una situazione futura, e così via>.

L’esperienza psicodrammatica, dunque, offre, la rara possibilità per il soggetto di rivivere drammaticamente scene di vita passate o riaprire situazioni conflittuali mai risolte, che possono continuare a influenzare inconsapevolmente l’agire quotidiano.

Il direttore

Lo psicodrammatista si chiama anche direttore, regista o conduttore. Questi termini mettono in evidenza la sua posizione attiva e propositiva all’interno del gruppo. Il direttore guida il protagonista a mettere in scena un evento della sua vita passata o presente, o più generalmente un vissuto interiore.

Durante la sessione psicodrammatica il regista è come un recettore sensibilissimo che registra la situazione in seno al gruppo, azione inclusa. Egli crea e suggerisce nuove scene che enfatizzano un conflitto nodale del soggetto e possono portarlo all’insight e a un possibile cambiamento.

Gli ausiliari e uditorio

Sono membri del gruppo che impersonano persone significative nella vita del protagonista stesso. In questo modo il protagonista può rivivere l’evento, giungere a una migliore comprensione dello stesso e ristrutturare il complesso di emozioni, credenze e conflitti che si accompagnano ad esso. Gli altri membri del gruppo, partecipando o semplicemente assistendo alla scena, possono a loro volta trarre beneficio dall’esperienza vissuta tramite l’identificazione con l’altro e il rispecchiamento.

Il palcoscenico

La sessione di psicodramma viene condotta in un setting definito TEATRO, che può essere un vero teatro ma anche un ambiente in cui una porzione viene delimitata e svolge la funzione di palcoscenico.

Moreno: < Il palcoscenico fornisce al soggetto uno spazio di vita che è multidimensionale ed estremamente flessibile. Lo spazio di vita offerto dalla realtà è sovente ristretto e limitante. Sul palcoscenico egli lo può ritrovare grazie a una metodologia di libertà di autorealizzazione: libertà da stress insostenibili e libertà di sperimentare e di esprimersi naturalmente, uno psicodramma può svolgersi se necessario in qualunque luogo, ovunque ci sia un paziente: la strada del quartiere, la classe di scuola o l’abitazione privata. Ma la soluzione ottimale dei conflitti mentali profondi esige un luogo speciale, il teatro terapeutico>

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