Warning: Declaration of ElementorPro\Modules\Posts\Skins\Skin_Content_Base::register_controls(Elementor\Widget_Base $widget) should be compatible with Elementor\Controls_Stack::register_controls() in /home/customer/www/annicacerino.com/public_html/wp-content/plugins/elementor-pro/modules/theme-builder/widgets/post-content.php on line 30
La Fotografia come comunicazione emotiva - Annica Cerino
puppy-3688871_1920

La Fotografia come comunicazione emotiva

Poiché l’arte è spesso usata come linguaggio simbolico per esprimere ciò che non si può dire a parole, negli ultimi decenni si sono sviluppate numerose tecniche non verbali, che migliorano il processo terapeutico verbale – il quale una volta era l’unica scelta del terapeuta.

Talvolta le arti sono usate esse stesse in quanto terapia,con fini catartici, o semplicemente con lo scopo di far acquisire un qualche senso di padronanza del mezzo, altre volte invece vengono utilizzate all’interno di un processo terapeutico più ampio, sotto la guida di un professionista della salute mentale specializzato che, grazie alla sua formazione, seleziona uno specifico mezzo espressivo che riconosce come lo strumento migliore per la particolare situazione del cliente. 

Tra queste terapie non-verbali l’“Arte Terapia” è una di quelle di maggior successo: si fonda sull’idea che il linguaggio naturale dell’inconscio è codificato non tanto in parole, ma piuttosto in rappresentazioni visivo simboliche dell’esperienza. Gli arteterapeuti credono che

l’espressione artistica, usando uno qualunque dei mezzi artistici di “traduzione” – disegno, pittura, e così via – permetta ai sentimenti di prendere forma, e di far così emergere un linguaggio più fedelmente correlato, in quanto più naturale, ai processi inconsci delle persone.

 Il compito del terapeuta è quello di usare le immagini per imparare il linguaggio simbolico del cliente e poi aiutarlo a capire cosa sta succedendo dentro di sé.

La fotografia, essendo probabilmente il mezzo artistico più potente dal punto di vista emotivo e più familiare al pubblico ed emotivamente più potente, si è ovviamente evoluta durante questo stesso periodo come strumento complementare non solo per gli arteterapeuti (che spesso combinano i due mezzi nella propria pratica o specializzazione in “Foto-Arte Terapia”, ma anche per altri terapeuti che nel loro lavoro non hanno nessun altro tipo di formazione nell’uso dell’arte.  È tuttavia importante riconoscere che questo successo terapeutico è dovuto all’impiego della fotografia come mezzo di comunicazione emotiva legata al simbolico personale – e quindi il merito artistico di tali fotografie (la loro “parte artistica”) si dimostra completamente irrilevante per il loro utilizzo come strumento terapeutico complementare.

Negli ultimi quarant’anni, l’uso di comuni foto personali e di famiglia nel processo terapeutico si è articolato come un insieme di tecniche estremamente utili ed efficaci per aiutare le persone a incrementare il proprio benessere. E il campo di recente sviluppo della “Foto-Arte Terapia” mostra come queste tecniche possano essere di particolare beneficio per quei terapeuti che hanno intrapreso delle formazioni supplementari nella stessa Arte Terapia.

Durante il processo terapeutico, entrambe (la Foto Terapia e la Foto-Arte Terapia) fanno uso delle istantanee personali e delle foto di famiglia – e dei sentimenti, delle memorie, dei pensieri e delle informazioni che queste evocano – come di un catalizzatore della comunicazione.  Dal momento che queste immagini illustrano e documentano l’interiorità e l’esteriorità della vita dei clienti, ai fini fototerapeutici il loro reale aspetto fisico o le loro componenti compositive o estetiche semplicemente non hanno rilevanza. Questo perché la Foto Terapia riguarda la fotografia-come-comunicazione, non la fotografia-come-arte.

Poiché la Foto Terapia non è un campo– né un corpus di norme fisso basato solo su una specifica modalità teorica o uno specifico paradigma terapeutico – ma piuttosto una raccolta di tecniche flessibili, può essere impiegata da qualunque tipo di psicoterapeuta formato al suo uso, indipendentemente dall’orientamento teorico, dalla professione scelta, dalla preferenza del modello o stile di intervento, o dal grado di pregressa familiarità con la fotografia.

Laddove la maggior parte dei programmi di formazione in Arte Terapia richiedono, come prerequisito per l’ammissione degli studenti, che il candidato presenti prima un portfolio dei suoi stessi lavori come prova delle sue capacità e competenze in uno o più mezzi artistici, la formazione nelle tecniche di Foto Terapia richiede solo che lo studente semplicemente sappia già che cos’è una fotografia e cosa fa una macchina fotografica – e che sia già pienamente formato alla professione terapeutica prima di iniziare ad apprendere questi nuovi strumenti.

Questa è una delle differenze più importanti tra Foto Terapia e Arte Terapia, ed è significativa perché permette alle tecniche fototerapeutiche di essere usate con successo (e competenza) da una varietà di professionisti della salute mentale, compresi quelli che non hanno una formazione specifica in Arte Terapia. Tuttavia è anche importante ricordare, quando si studia questo ambito, che la Foto Terapia e l’Arte Terapia non si escludono a vicenda – piuttosto esse sono integralmente interrelate, sono sottoinsiemi reciproci, anche se diversi sia nel prodotto che nel processo, dal momento che impiegano due mezzi differenti. Entrambe lavorano a partire dall’idea di dare forma visiva ai sentimenti e rendere più visibile l’invisibile, ma semplicemente lo fanno in modi diversi.

Tratto dal libro di Judy Weiser “Fototerapia- Metodologie e applicazioni cliniche” edito da FrancoAngeli

condividi questo post

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su print
Condividi su email
Condividi su whatsapp