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Il gruppo di incontro - Annica Cerino
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Il gruppo di incontro

Carl Ramson Rogers parla di autorealizzazione e di potere personale intendendo che <in ogni organismo, a qualunque livello, esiste un sottostante flusso dinamico diretto all’adempimento costruttivo delle potenzialità a esso inerenti. Nell’uomo c’è una tendenza naturale verso il completo sviluppo, che viene spesso designata come tendenza attualizzante, presente in tutti gli organismi viventi: questo è il fondamento su cui è edificato l’approccio centrato sulla persona.>

A volte ci capita di osservare la vita di alcune persone che sembra si sia sviluppata in maniera distorta, anormale, poco consona al comune vivere o addirittura poco umana, eppure in queste persone si deve credere che ci sia una scintilla che li porti verso il benessere, verso il personale modo di stare bene e di trovare piacere per sé e per la propria vita.

Esiste, dunque, in loro una tendenza direzionale vero l’autorealizzazione. Per comprendere il loro comportamento bisogna tener conto del fatto che esse si sforzano di muoversi verso la crescita e la trasformazione nell’unico modo che è loro possibile. I risultati possono sembrarci inutili o strani, ma esse stanno veramente compiendo il disperato tentativo di diventare se stesse. Questa direzione viene chiamata TENDENZA ATTUALIZZANTE. In atri termini ogni organismo tende naturalmente ad attualizzare, cioè a compiere, la propria realizzazione.

Con “Gruppo d’incontro” ci si riferisce alla possibilità di sviluppare cambiamento, crescita personale, attraverso lo scambio delle proprie esperienze, dei propri vissuti emotivi, attraverso l’espressione delle difficoltà ma anche delle proprie risorse. Le persone cercano di comprendere empaticamente quali siano realmente i propri e gli altrui bisogni, non è un raccontare fine a se stesso. Anzi, in questo contesto si impara ad ascoltare e ad ascoltarsi. Ascoltando e dunque spostando l’attenzione da se stessi agli altri ci si scopre non soli nelle dinamiche interiori, si scopre una similitudine che accomuna tutti gli esseri umani.

Il gruppo di incontro diventa un’occasione per imparare ad esprimersi con rispetto verso di sé e verso gli altri, cercando di evitare il più possibile il giudizio verso di sé e verso gli altri. Andare oltre il giudizio vuol dire non ascoltare gli altri attraverso il filtro del “questo è giusto, questo è sbagliato”, occorre ascoltare per comprendere le vicissitudini della propria e altrui vita lasciandosi aperti all’alterità, al diverso, a ciò che si discosta dai nostri schemi di pensiero, dalle nostre convinzioni, dalle nostre credenze, tradizioni, religioni, educazione e altro. L’ascolto ha bisogno di apertura verso nuovi paesaggi.

Il giudizio o l’interpretazione sono delle chiusure, perché stiamo riducendo l’altro e tutta la sua infinita diversità ai nostri schemi.

Il processo dei gruppi di incontro è:

  • L’espressione e l’esplorazione dei vissuti personalmente significativi
  • L’accettazione di se stessi e l’inizio del cambiamento
  • La rottura delle facciate
  • L’espressione dei sentimenti positivi e negativi
  • La condivisione delle proprie emozioni
  • Il confronto, non giudicante, con gli altri
  • Fare esperienza di accettazione di sé all’interno del gruppo
  • Migliorare la relazioni con gli altri
  • Creare un clima di intimità
  • Superare i sentimenti di disagio o vergogna rispetto al proprio vissuto
  • Accettazione di sé
  • Cambiamento e crescita personale
  • Cambiamento visibile fuori dal gruppo


Gli obiettivi:

  • La crescita personale
  • Il superamento di un momento di empasse, di difficoltà emotiva.
  • Una maggiore consapevolezza di se stessi.
  • Acquisire più “potere personale”, ossia più conoscenza di se stessi e imparare ad affrontare in autonomia le eventuali difficoltà che la vita presenta.
  • Centrarsi.
  • Accettarsi
    • Nel gruppo non vengono fatte diagnosi o distribuite soluzioni, suggerimenti o consigli, ma si ascolta e si viene ascoltati, questo non esclude la possibilità di intervenire per fare domande, chiarire ciò che l’altro sta dicendo o aiutarlo ad esprimere sentimenti verso i quali non trova l’adeguata verbalizzazione, o definizione.

Il facilitatore

Il gruppo di incontro si snoda secondo le teorie della terapia centrata sulla persona, secondo cui le condizioni necessarie e sufficienti affinché avvenga un cambiamento nella persona sono: la centralità del cliente, l’empatia, l’accettazione incondizionata, la congruenza. Queste condizioni applicate al gruppo creano un lavoro non direttivo, anzi al centro dell’attenzione c’è il gruppo e i suoi individui.

Il faciliatore concorda le regole dell’incontro: orari, spazi, tempo. Dà indicazioni sulle modalità relazionali che devono intercorrere tra i partecipanti: rispetto, ascolto, non giudizio, esentarsi dal dare interpretazioni e fare diagnosi.

  • Facilita il processo del gruppo, facilita e non impone o risolve.
  • Facilita la comunicazione.
  • Facilita il confronto tra i membri del gruppo.
  • Media tra gli scambi comunicativi dei partecipanti.
  • Riassume e riformula quanto è emerso durante l’incontro.

Le caratteristiche del facilitatore:

L’autenticità: definita anche come genuinità o spontaneità.

Rogers ritiene che la crescita individuale del cliente <venga stimolata e facilitata quando il couselor partecipa al rapporto in modo autentico, spontaneo, genuino, prendendo realmente parte all’incontro con l’altro, dal punto di vista umano>. Il conselor dovrebbe essere ciò che realmente è, essere se stesso, senza indossare maschere o senza nascondersi dietro una facciata di professionalità.

Considerazione positiva e incondizionata: il counselor dovrebbe accordare valore e importanza al cliente in quanto persona, importanza che va oltre la specificità del momento, del comportamento, del modo di porsi del soggetto, dei sentimenti espressi.

Dovrebbe accogliere il cliente e accettarlo senza porre condizioni, vale a dire rispettandolo per ciò che è, indipendentemente da quello che dice, che pensa o fa. Dovrebbe avere un atteggiamento di accoglienza caratterizzato da calore, positività, interesse e comprensione.

Comprensione empatica: il counselor è in grado di sperimentare una profonda comprensione a livello empatico del mondo soggettivo del suo cliente e, al contempo, è capace di comunicare all’altro il proprio tentativo di immedesimazione e comprensione.

Rogers definisce l’empatia come la capacità di <sentire il mondo più intimo dei valori personali del suo cliente come se fosse proprio, senza perdere la qualità del “come se”>. Ciò significa, ad esempio, essere in grado di sentire lo stato d’animo del cliente, la confusione, la timidezza, la rabbia, il senso di ingiustizia, come se fossero propri; al contempo, questo deve avvenire senza che si perda il confine fra sé e l’altro, senza annullare la distanza, senza che questi sentimenti del cliente si confondano con i propri.  L’empatia implica la capacità di mettersi al posto dell’altro, di vedere il mondo con i suoi occhi, mantenendo una sufficiente separazione fra sé e l’altro.

Per approfondire:

I Gruppi di incontro, Carl Rogers. Casa editrice Astrolabio

Potere Personale, Carl Rogers. Casa editrice Astrolabio

Il colloquio di Counseling, Vincenzo Salvo. Edito da Il Mulino

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