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Io esigo un pò di poesia

Io esigo un po’ di poesia, altrimenti appassisco, mi spengo, mi deterioro.

Alzarsi ogni mattina e vedere solo sguardi vuoti, sentire discorsi pratici e razionali, oppure battute senza senso, mi fa consumare dentro.

Vivere così mi stanca.
Non è correre da una parte all’altra, non avere un attimo di respiro.
Non è il lavoro, il telefono che suona, non sono le notti in bianco.
È la mancanza di poesia che mi sfinisce.

Come quando le persone si dimenticano di baciarsi, di abbracciarsi e di guardare il cielo.

Come quando le parole delle canzoni sono solo parole e non più storie. Come quando non ringrazi più per la bella serata, per la bella giornata, per un bel gesto.

La poesia, per me, è far caso a quello che ci circonda, è il coraggio di commuoversi ancora, è la fantasia che trasforma un foglio di carta in un fiore.
La poesia, per me, è dire “me ne frego di tutto e vado al mare”, è saltare nelle pozzanghere anche quando si è grandi, fare “m’ama o non m’ama” con le margherite, aspettare l’alba insieme a qualcuno che ci vuole bene.
È continuare a giocare anche se tutti ti guardano male, è alzarsi un po’ brilli alla fine di una cena e improvvisare un lento.

Io senza non ce la faccio, sul serio, mi spavento, mi manca il respiro, non sono io, e forse dovrei crescere, ma se crescere vuol dire smettere di sentire, smettere di ribellarsi, allora no, ci rinuncio, perché io voglio sentire tutto, perché io voglio fare la rivoluzione.

(Susanna Casciani)

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