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Gollum, il signore dell'Ambiguità

Un’influenza stagionale mi tiene a letto e questo mi consente di dedicarmi ad alcune riflessioni sulla mia vita quotidiana, che possono essere comuni a tutti voi.

Mai come oggi sento di voler scrivere la mia opinione su Gollum, uno dei personaggi secondari della saga del “Signore degli Anelli” di Tolkien. Scommetto che a tutti è capitato, almeno una volta, di incontrare un “Gollum”

Ho appena detto che Gollum è un personaggio secondario ed è proprio la sua subalternità, la posizione prossemica che delinea la sua personalità. Un personaggio che vive ed agisce nell’ombra.

All’interno del corpus dello scrittore, Gollum è senza dubbio il personaggio più ambiguo e complesso della saga: mentre tutti gli altri personaggi sono fortemente orientati o verso il bene o verso il male, egli è sempre in bilico, pronto a favorire l’uno o l’altro a seconda della propria necessità e convenienza.

Gollum è l’ambiguità fatta persona. È la traslazione meglio riuscita  della vita dei burocrati, piccoli uomini, patetici e ossessionati in modo grottesco dal potere e dal controllo. Non importa che potere sia, purchè dia l’illusione di forza, l’illusione di poter strumentalizzare e manipolare gli altri, l’idea  malsana di tenere i fili di un teatrino di burattini in mano.

Non occorre scomodare questa o quella scuola di psicologia per intravedere un abbietto omino timoroso di essere usato, o la difficoltà ad ammettere il suo autentico senso di inferiorità.

Quante volte vi sarà capitato di incontrare persone che in maniera più o meno subliminale si lusingano del fatto di  conoscere persone “importanti”, professionisti, artisti o altro. Come se queste conoscenze dovessero aggiungere ed  affermare a se stessi il proprio valore.

I Gollum che incontriamo sono abili a travestirsi nel linguaggio che usi, ad avvicinarsi al tuo modo di agire e pensare, sono camaleontici, pur di catturare il tuo favore, il tuo appoggio, la tua simpatia, la tua alleanza. Abili a mettere uno contro l’altro. Questo consente di “padroneggiare” le relazioni.  Ancora una  volta un’effimera quanto becera illusione sulla propria forza interiore.

Non occorre scomodare Freud per intravedere un’energia libidica, o in altri termini un’aggressività, vissuta in maniera distorta e sofferente.

Il personaggio più ambiguo e tormentato del Signore degli anelli, protagonista celato, è il prodotto del male, è la soglia fra la luce e l’oscurità.

Una psiche frustrata dalle contraddizioni interne, dalla mancanza di coraggio ad esporsi, nella mancata accettazione di sé, ha continuamente bisogno di soggiogare mellifluamente coloro che gli ruotano intorno per confondere i pensieri, per celare l’immagine di sé che potrebbe riflettersi negli occhi dell’ altro. Teme di vedere la sua immagine riflessa nello sguardo di un’altra persona, questo potrebbe sgretolarlo. Potrebbe andare in frantumi il suo travestimento. Smascherato! Sbugiardato! Umiliato!

Esiste l’assenza di una reale forza interiore che lo spinga ad essere altro. Migliore. Ad agire esponendosi per quello che è, ma Gollum teme di non essere amato e accettato se si fa conoscere.

Nelle sue profondità, conosce il proprio marciume.

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