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La scrittura come terapia...anche se non trovi le parole. - Annica Cerino
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La scrittura come terapia…anche se non trovi le parole.

Chi mi conosce da tempo sa che nel setting individuale come pure nel setting di gruppo utilizzo anche la scrittura come metodo terapeutico.La scrittura può essere integrata al dialogo verbale laddove si incontrano delle resistenze all’autonarrazione.

Qui di seguito vi riporto le domande più frequenti sul metodo della scrittura che mi vengono poste nei diversi contesti in cui la propongo.

Partendo dal presupposto che parlare come scrivere di un’ esperienza traumatica è psicologicamente benefico, questo si rivela anche utile principalmente per ottenere una catarsi, inducendo la persona a esprimere i sentimenti accumulati dentro di sé. Inoltre, parlare o scrivere aiuta il cliente a raggiungere un insight sulle cause e i rimedi delle difficoltà connesse al trauma.

Le domande più comuni a proposito del metodo della scrittura:

  1. Quale dovrebbe essere l’argomento della scrittura?

Non è necessario scrivere dell’esperienza più traumatica della vostra vita. È più importante concentrarsi sui problemi che state vivendo al momento. Se vi pare di sognare troppo frequentemente, o di passare troppo tempo a pensare a un episodio o un’esperienza particolare, scrivere su di essa può servire a risolverla nella vostra mente. Analogamente, se c’è qualcosa che vorreste dire a qualcuno, ma tacete per paura di sentirvi in imbarazzo o di doverne poi pagare le conseguenze, esprimetevi per iscritto.

Qualunque sia l’argomento, è essenziale esplorare sia l’esperienza oggettiva(cioè che cosa è successo), sia i vostri sentimenti in proposito. Lasciatevi andare veramente a scrivere delle vostre emozioni più profonde: che cosa provate al riguardo e perché.

  • Dove e quando scrivere?

Scrivete ogni volta che ne avete voglia o che sentite di averne bisogno. Non è necessario scrivere sulle esperienze importanti tanto spesso. L’importante è scrivere. Non usate la scrittura come sostituto dell’azione o come strategia di evitamento. Il luogo della scrittura dipende dalle circostanze personali.

  • Che uso fare del proprio testo?

Una volta finito di scrivere si può anche strappare e gettare via il  foglio.  Il proposito di mostrare poi a qualcuno  quello che si è scritto può influire sulla vostra disposizione mentale durante la scrittura.

Se sotto sotto vi piacerebbe far leggere i vostri pensieri e sentimenti più profondi alla persona amata, nello scrivere vi potreste rivolgere a lei anziché a voi stessi.

Per la vostra salute è meglio che il vostro testo sia destinato solo a voi stessi. Così non dovrete trovare ragioni o giustificazioni per adeguarvi alla prospettiva di qualcun altro.

  • E per chi detesta scrivere esiste un metodo alternativo?

Il monologo registrato. (filo conduttore nella terapia). Ad ogni modo, che scegliate di scrivere o di parlare, fatelo ininterrottamente per quindici minuti al giorno.

A prescindere dal medium con cui vi trovate più a vostro agio, ricordate che per riuscire a lasciarvi andare e a rivelare i vostri lati intimi può essere necessario un certo esercizio. Se non avete mai scritto o parlato dei vostri pensieri e stati d’animo, all’inizio la cosa potrà sembrarvi abbastanza difficile o imbarazzante. Rilassatevi ed esercitatevi. Scrivete o parlate ininterrottamente per una quantità di tempo prestabilita.

  • Cosa ci si può aspettare di provare durante e dopo la scrittura?

Nella maggioranza dei casi sollevati e soddisfatti. A volte tristi o depressi.

L’esplorazione dei pensieri e sentimenti più reconditi non è una panacea.

Se state affrontando un lutto , un divorzio o un altro dramma, non vi sentirete subito meglio dopo aver scritto. Dovreste in ogni caso, sentire di comprendere meglio i vostri stati d’animo, le vostre emozioni e la situazione oggettiva in cui vi trovate. In altre parole, scrivere dovrebbe permettervi di prendere un po’ le distanze dalla vostra vita e vederla più obiettivamente.

Lasciarsi andare

Le persone quando si lasciano andare al racconto delle proprie emozioni, spesso avvengono profondi cambiamenti nel loro stile di eloquio e di scrittura nonché nei loro livelli fisiologici.  L’esplorazione dei propri sentimenti, la possibilità di esprimerli e di poterli rielaborare migliora notevolmente il sistema immunitario, la salute psicofisica.

Obiettivi:

Scrivere il dolore.

Prendere le distanze dalle nostre ferite e guardarle con oggettività quell’evento.

Ripristinare la propria autonomia: il potere personale. Rimettersi al centro della scena come protagonisti della nostra vita.

La scrittura significa coltivare e praticare l’autonomia.

Perché la scrittura possa essere un’esperienza di guarigione, dobbiamo onorare il nostro dolore, la nostra perdita, la nostra sofferenza.

È un tentativo inconscio di rivivere un momento in tutta la sua complessità per cerare di padroneggiarlo e di superarlo.

La narrazione terapeutica

Una narrazione terapeutica riporta la nostra esperienza in modo concreto, autentico, esplicito e con una grande ricchezza di dettagli.

Racconta precisamente ciò che è accaduto. È accurata. È radicata nel tempo e nello spazio. Descriviamo tutte le persone coinvolte.

Descrive come ci siamo sentiti al momento del fatto e come ci sentiamo ora. Mette a confronto i sentimenti suscitati dall’evento nel passato e nel presente.

È possibile scrivere in maniera positiva di momento dolorosi? Sì, descrivendo ciò che ci è stato di aiuto in quel momento.

Una narrazione terapeutica rivela le intuizioni che abbiamo ricavato dalle nostre esperienze dolorose.

Una narrazione terapeutica non si limita a raccontare ciò che è accaduto e come ci ha fatto sentire. È un modo con cui riflettere sul significato di ciò che è accaduto.

“Anche se non trovi le parole, hai girato un mondo dentro un cuore” (Elisa)

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