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Transfert e Controtransfert - Annica Cerino
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Transfert e Controtransfert

Di Annica Cerino

Il transfert o traslazione è il trasferimento dei sentimenti, degli impulsi e dei pensieri vissuti nell’infanzia con le figure genitoriali, su una persona, attualmente, coinvolta in un relazione interpersonale. Per lo più nel transfert, sull’altro, vengono spostati impulsi rimossi e conflitti irrisolti con le figure di riferimento più importanti durante lo sviluppo. Solitamente l’altro viene investito di una carica emotiva o libidica in cui si manifestano “gli impulsi amorosi, occulti e dimenticati,” o  in ogni caso non  sufficientemente soddisfatti.  Ad ogni modo, l’altro  viene visto e vissuto attraverso il filtro delle immagini interiori del soggetto.

“Ogni uomo ha acquisito per azione congiunta della sua disposizione congenita e degli influssi esercitati su di lui durante gli anni d’infanzia, una determinata indole che caratterizza il modo di condurre la vita amorosa, vale a dire le condizioni che egli pone all’amore, vale a dire le pulsioni che con ciò soddisfa e le mete che si prefigge. Ne risulta per così dire un cliché (o anche più di uno) che nel corso della sua esistenza viene costantemente ripetuto, ristampato quasi, nella misura in cui lo consentono le circostanze esterne e la natura degli oggetti d’amore accessibili”.

Secondo Freud,i fenomeni transferenziali, pertanto, mettono il terapeuta nella condizione di analizzare le relazioni oggettuali infantili non attraverso la rievocazione dei presunti ricordi dell’infanzia, ma nella forma viva in cui esse si manifestano nella relazione paziente-terapeuta, nel “qui-e-ora” della seduta psicoanalitica. “ L’unica via d’uscita dalla situazione della traslazione consiste nel riannodarla al passato dell’ammalato, così come egli lo ha effettivamente vissuto, o come lo ha costruito nella sua immaginazione agente al servizio dei suoi desideri” (Freud).

Le nevrosi e le fantasie spariscono quando il paziente ha rivissuto i propri istinti e riesce a ricordarli senza tentativi di rimozione, divenendone  cosciente e costruendo una realtà più forte dell’inconscio e della coscienza morale. Freud scrive a proposito che il ricordare è sempre un rivivere.

Il  processo della traslazione è inconscio, pertanto il soggetto non è consapevole dell’investimento emotivo che sta attuando sull’altra persona e non conosce le origini di tale spostamento. “Egli riproduce quegli elementi non sotto forma di ricordi, ma sotto forma di azioni, li ripete ovviamente senza rendersene conto” (Freud 1914).Due aspetti importanti del transfert sono la ripetizione del passato nel presente e il trasferimento sul terapeuta o sulla persona coinvolta nella relazione, di una figura interna o meglio di un’immagine interna sull’altro. “L’imago” interno che può essere “l’imago materna”, “l’imago paterna” o  “l’imago fraterno”  prevalentemente non rispecchia le caratteristiche reali dei genitori, ma riflettono il modo in cui tali figure sono state internamente percepite, vissute, desiderate o temute durante l’infanzia. L’imago è nella psicologia analitica di C.G. Jung (1875-1961), l’immagine di una persona amata nell’infanzia ,di solito un genitore, che continua a esercitare un’influenza sulla psiche dell’adulto, vale a dire  che queste le caratteristiche reali dei genitori possono essere molto diverse o lontane da come sono state introiettate e quindi lontane dal prototipo inconscio che si è venuto a costruire nel tempo a partire dall’infanzia. Tuttavia questa rappresentazione  delle figure genitoriali o di riferimento orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro. In questo modo, soprattutto in caso di nevrosi, quando il bambino o l’adulto incontrano una persona, quest’ultima, invece di essere percepita nei suoi caratteri reali, viene interpretata attraverso il “filtro” dell’immagine interna.

La distorsione di  tali figure avviene per la proiezione  degli impulsi del soggetto, nello scritto del 1912 “Dinamica della Traslazione”, Freud sottolinea come gli impulsi libidici inconsci giochino un ruolo determinante nella dinamica transferale.

“È’ dunque normalissimo e comprensibile che l’investimento libidico, parzialmente insoddisfatto, tenuto in serbo con grande aspettativa dall’individuo, si rivolga anche alla persona del medico. In conformità con le nostre premesse, questo investimento si atterrà a certi modelli, procederà da uno dei clichés esistenti nella persona interessata, oppure, in altri termini, inserirà il medico in una delle ‘serie’ psichiche che il paziente ha formato fino a quel momento” (Freud, 1912).La presenza del transfert e del controtransfert all’interno di un setting, ovvero un insieme di regole che definiscono la cornice dell’attività, diventa il terreno per osservare dal vivo conflitti irrisolti con importanti figure del passato. Nei suoi aspetti generali il transfert e il contro transfert riguardano qualunque relazione umana, tuttavia il concetto classico di transfert è storicamente legato alla specifica situazione del rapporto analitico individuale. Nel pensiero di Freud il transfert era visto inizialmente come un fattore di resistenza alla guarigione

La prima definizione di “controtransfert” (“Gegenübertragung“), nella storia della psicoanalisi, fu formulata nel 1909 da Freud in una lettera inviata a Carl Gustav Jung, in occasione della stesura di una relazione di studi e di sperimentazioni, che precedette di pochi mesi la ufficializzazione del fenomeno nuovo avvenuta nel marzo del 1910 nel corso dei lavori del secondo Congresso internazionale di psicoanalisi, dove affermò:[1] «insorge nel medico per l’influsso del paziente sui suoi sentimenti inconsci». Freud scoprì che l’origine di questa controtraslazione fosse rintracciabile in qualche conflitto inconscio non risolto e quindi considerò il “controtransfert” come una lacuna (“macchia cieca”) da parte dell’analista, che ostacola l’analisi[1].

Tuttavia nel campo analitico si svolgono eventi che non possono venire considerati una risposta dell’analista ad una proiezione del paziente: ci sono dei momenti in cui è l’analista a dare inizio ad una sequenza interattiva; del resto Freud stesso già nel ’21 affermava a proposito della proiezione di parti di sé del paziente nell’analista: «certamente è così; ma non proiettano per così dire nel vuoto, dove non trovano nulla di somigliante; invero si lasciano guidare dalla loro conoscenza dell’inconscio e spostano sull’inconscio delle altre persone l’attenzione che hanno stornato dal proprio».

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