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Ascoltare non è una cosa facile: cinque errori da evitare - Annica Cerino
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Ascoltare non è una cosa facile: cinque errori da evitare

Nelle terapie umanistiche la relazione è di per sé terapeutica, le qualità umane del terapeuta insieme alla modalità comunicativa e alle competenze apprese durante un lungo training specifico sono le condizioni “necessarie e sufficienti” per poter facilitare lo sviluppo del benessere di una persona.

Può capitare, però, che si scivoli verso piccoli errori di comunicazione durante il dialogo con il cliente. O anche con un amico.   Quando ci si rende conto di essere inciampati in uno di questi “tranelli” inconsci, bisognerebbe fermarsi e chiedersi perché questo è accaduto.

Quale considerazione recondita ho della persona davanti a me?

E’ stato davvero efficace?

Quale reazione posso aver scaturito nell’altro?

Il lavoro interiore e professionale di un esperto della relazione di cura non finisce mai.

Ci sono cinque classici errori in cui si potrebbe incorrere facilmente.

  1. La valutazione:la tendenza ad esprimere un giudizio. Potrebbe trasmettere un senso di inadeguatezza nel cliente, ed essere fonte di angoscia, inibizione o rabbia.
  2. L’interpretazione: quando si interpreta il comportamento di una persona e se ne traggono  conclusioni, di solito basandosi su principi, pregiudizi personali o su una presunta conoscenza delle cose.
  3. Sostegno: per i counselor, gli arte terapeuti, gli psicologi e tutti gli operatori dell’aiuto alle prime esperienze potrebbe venire spontaneo trasmettere il messaggio di aiuto e conforto, atteggiamento da crocerossina che non favorirebbe una reale crescita del cliente.
  4. Soluzione: come nel caso del conforto che andrebbe nella direzione contraria a tutto il lavoro del counseling (in senso ampio), anche qui dare una soluzione significa deresponsabilizzare il cliente nell’affrontare il suo problema. Inoltre la soluzione suggerita potrebbe non essere quella giusta per quella persona.
  5. Indagine: nella foga di capire e voler andare oltre a quello che è manifesto il professionista potrebbe incorrere nell’errore di voler sbirciare oltre il consentito, questo potrebbe generare ostilità e chiusura da parte del cliente. Effetti inevitabili in chiunque si senta sottoposto, fuori luogo, ad un interrogatorio.

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