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La relazione che cura: il Counseling - Annica Cerino
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La relazione che cura: il Counseling

Carl Ramsom Rogers chiama congruenza la condizione di chi riesce ad essere sé stesso con gli altri. Purtroppo non sempre ci riusciamo.

Spesso sperimentiamo invece situazioni di incongruenza e dunque di inautenticità.Questo accade quando c’è un contrasto tra ciò che siamo e l’immagine che abbiamo di noi.

Una persona che è in uno stato di congruenza è anche in grado di accettarsi fino in fondo. Accetta le sue ombre e le sue manchevolezze come parti costituenti della personalità e come frutto di un percorso esistenziale.

Una delle basi fondanti del rapporto tra counselor e cliente è l’autenticità del counselor, ossia deve essere pienamente se stesso, rimanendo in un contatto profondo con  i propri pensieri ed i propri sentimenti. Comprendere l’altro non comporta un tradimento a ciò che si è, ma significa rimanere aperti all’alterità senza alcun giudizio e pregiudizio.

La comprensione è come rimanere con le braccia aperte e pronte ad accogliere in un abbraccio caldo l’altro. Il giudizio è come stare con le braccia incrociate sul petto.

Il counselor non giudica, non valuta, ma accoglie il cliente nella sua interezza, lo accetta, lo valorizza.

In questo clima di accettazione incondizionata inizia la magia, nel senso della trasformazione, il cliente inizia a cambiare.

Abbandona le difese e sperimenta una percezione diversa di sé stesso.

Dall’accettazione del counselor inizia un nuovo percorso di vita. Il cliente sentendosi accolto ed accettato si concederà la libertà di lasciarsi andare a nuove prospettive su di sé il suo mondo circostante, inizierà a valorizzare le proprie risorse e metterle in pratica nella vita quotidiana.

Inizia ad avere più fiducia in sé, dissolve il suo guscio rigido per scoprire che può essere tante cose diverse.

Si apre con gli altri senza dover stare nel gioco delle parti, ma può avere a questo punto relazioni più autentiche.

La relazione, punto cardine del processo di counseling, consentirà al cliente di riformulare il suo momento di difficoltà, di tornare ad esplorare se stesso, portare alla luce parti di sé dimenticate, in ombra o sottovalutate, ed accettare lentamente che è un individuo in un momento di trasformazione.

Quando parlo di mutamento, ovviamente, non parlo di mutamenti strutturali della personalità, bensì di una trasformazione dovuta alla scoperta di risorse forse inaspettate.

Una trasformazione che avvicina a ciò che veramente è.

Il coraggio di diventare se stessi lo si incontra soltanto in un clima di rispetto, fiducia e in un contesto relazionale dove anche ciò che è inaccettabile per se stessi viene accolto e condiviso.

L’inaccettabile e l’indicibile in questo modo vengono sfrondati dai sentimenti di rifiuto e dai sensi di colpa e sensi di inadeguatezza,  una volta valicato questi limiti la persona potrà entrare in un processo di apertura e al tempo stesso avrà una rappresentazione più adeguata  di sé e della realtà circostante e soprattutto dell’esperienza che sta vivendo.

La relazione in questo caso è terapeutica.

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