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Il counseling: una professione di aiuto - Annica Cerino
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Il counseling: una professione di aiuto

Nascita del counseling

Verso la fine dell’Ottocento dalla filosofia emerge una disciplina che si abbina alla biologia sperimentale: la psicologia.
La psicologia inizia ad occuparsi dell’uomo utilizzando gli stessi metodi della scienza, con il metodo sperimentale:osservazione sistematica, la raccolta dei dati e il loro studio statistico.

L’essere umano veniva studiato per comprendere quale fossero le leggi che determinano il suo comportamento con metodo scientifico, usato nei laboratori, ossia veniva studiato con l stesso metodo che si usava per studiare I microbi.

Da qui nasce quello che viene definito il comportamentismo e il cognitivismo  concetti di apprendimento e comportamento. L’ambiente che condiziona il comportamento umano.

Complementare e contemporaneo a questo filone di ricerca della psicologia che caratterizza la psicologia è la psicoanalisi.

La psicoanalisi considera il comportamento individuale determinato non da fattori esterni, ma da fattori interni per lo più inconsapevoli che si sviluppano soprattutto nei primi anni di vita. Nasce l’inconscio.

La psicoanalisi riconosce la presenza e la potenza di forze irrazionali, pulsioni biologiche e istintuali che ne determinano il comportamento.

Freud è il padre della psicoanalisi e considera l’uomo come un complesso sistema di energia, la cui energia si distribuisce tra la componente biologica dell’Es, quella psicologica dell’Io, e quella sociale del Super-io. La personalità si definisce nel cercare un equilibrio tra queste tre istanze.

L’evoluzione psicologica avviene attraverso il superamento di diversi stadi evolutivi.

Anche qui l’individuo ha una posizione di secondo piano rispetto a fattori condizionanti, siano essi esterni o interni.

In questo contesto, verso la fine degli anni 50 una nuova corrente della psicologia mette l’individuo al centro del suo mondo, riconoscendogli potenzialità di autodeterminazione, di crescita, di trasformazione. Questa corrente dopo il comportamentismo e la psicoanalisi viene definita terza forza della psicologia e si di definisce umanistica. Psicologia umanistica. Tra  principali esponenti troviamo Abraham Maslow, che si è concentrato sullo studio della personalità sana, Rollo May attento al suo divenire, Carl Rogers, che ha avuto una visione dell’essere umano ottimistica, basata sulla libertà e sulla responsabilità. Roberto Assagioli che ha datom attenzione alla componente spirituale dell’uomo. Eric Berne.. ed altri

Questi autori per primi sottolinearono la necessità di considerare l’essere umano come organismo bio-psico-sociale, promuovendone così una visione olistica, ossia di pari dignità e valore delle componenti biologiche, psicologiche e sociali dell’esperienza umana.

La psicologia umanistica sostiene che l’uomo è programmato per l’autorealizzazione attraverso il riconoscimento e il soddisfacimento dei propri bisogni, fisiologici, emotivi, e socio-relazionali..
Ciò attraverso metodologie basate fondamentalmente sul profondo rispetto e sulla valorizzazione delle risorse proprie della persona: lo psicologo e lo psicoterapeuta di orientamento umanistico sono profondamente convinti della naturale “positività” e della “saggezza” degli esseri umani, che, se accettati incondizionatamente e ascoltati empaticamente, sono in grado di individuare in maniera sostanzialmente autonoma la propria personalissima strada verso il benessere.

Coerentemente con questa visione dell’uomo e della pratica clinica, lo psicologo e lo psicoterapeuta non sono gli “esperti” che svelano all’individuo in difficoltà i perché a lui sconosciuti della propria sofferenza (come nella psicoanalisi), o che lo addestrano a pensare in modo più efficace e ad emettere comportamenti più adeguati (come nell’approccio cognitivo-comportamentista): sono invece dei facilitatori, che, riconoscendo e valorizzando l’unicità dell’esperienza umana, affiancano la persona nel processo di evoluzione, promuovendo in essa – facilitando, appunto – un processo autonomo di analisi e risoluzione del problema.

La psicologia umanistica non è più volta a concentrarsi sulla patologia e sul disagio, ma sulle condizioni che favoriscono la piena espressione e valorizzazione delle potenzialità individuali e umane.

Nascita del counseling

E’ nel grembo della psicologia umanistica che nasce il counseling.

E’ stato con Carl Rogers, negli anni 50, che ha acquistato le connotazioni che tuttora vivono.

La nascita ufficiale del counseling risale al 1942 con la pubblicazione  del libro di Rogers “Counseling e Psicoterapia”, negli Stati Uniti e negli anni 70 arriva in Europa, in particolare in Gran Bretagna, come strumento di supporto nei servizi sociali e nel volontariato.

Negli Stati Uniti uno dei suoi primi campi di applicazione è stato il reinserimento dei reduci di guerra nella società civile statunitense dopo la seconda guerra mondiale, c’era la necessità di sostenere psicologicamente i reduci e in tempi brevi, cosa che la psicoterapia non consentiva, visti i suoi tempi.

In Italia

Arriva negli anni 80, ma inizia a diffondersi negli anni 90 grazie alla costituzione della Sico, e delle prime scuole di counseling.

Termine Counseling: non è traducibile, consulenza non è il suo esatto corrispondente. (Negli stati Uniti Una sola L,- Rogers- in Gran Bretagna 2 L).

Cos’è il counseling

Il counseling è basato fondamentalmente sulla relazione. La relazione fra counselor e cliente.

E’ UNA RELAZIONE DI AIUTO.

Il counseling viene definito un processo di interazione tra due persone, il counselor e il cliente, il cui scopo è quello di abilitare il cliente a prendere una decisione riguardo a scelte di carattere personale.

Mucchielli dice:<il counseling si basa sulla originaria intuizione rogersiana secondo la quale, se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il problema assumendo da sola e pienamente le responsabilità delle eventuali scelte>[1].

Partendo dal presupposto che ognuno ha dentro di sé le risorse necessarie per raggiungere il modo più adeguato di agire, il counseling si propone di promuovere la crescita, lo sviluppo e di favorire una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto e una più ampia possibilità di espressione.[2]

A chi è rivolto

A tutti.

I problemi di competenza del counseling sono circoscritti nel tempo e nell’azione: passaggio esistenziale, come l’adolescenza, la menopausa, un trauma come un lutto o un divorzio, oppure il distacco del genitore dal figlio che via di casa ecc.

La scelta di un lavoro. Oppure si ha bisogno di essere incoraggiato in vista di una prova impegnativa.

Può essere utile per fronteggiare e risolvere un’ampia gamma di situazioni che creano sofferenza nell’individuo o in gruppo.

E’ impiegato per affrontare situazioni in cui vi sono motivi di disagio legati ad un problema specifico, per superare momenti di crisi, per prendere decisioni difficili e delicate.

Il superamento di una crisi implica un cambiamento non solo esterno che può essere il comportamento, ma principalmente interno: può essere un nuovo insight personale, di una migliore conoscenza di sé, di una più efficace capacità di elaborare i sentimenti, connessi ad un lutto o una separazione.

L’intervento può essere teso anche sul piano relazionale, nel senso che il cliente può aver bisogno di migliorare la sua capacità relazionale.

La finalità principale del counseling è al contempo circoscritto, delimitato, orientato spesso a soluzioni che riguardano il momento attuale, il “qui ed ora”, ma agisce, di conseguenza, anche sulla qualità del rapporto che ognuno ha con se stesso.

Il counseling è un insieme di abilità e tecniche per aiutare la persona ad aiutarsi. Partendo dal presupposto che una persona ha già in sé le risorse necessarie, si propone di creare le condizioni per farle emergere.

Una relazione in cui  almeno uno dei due protagonisti ha lo scopo di promuovere la crescita nell’altro, lo sviluppo, la maturità, o trovare le risorse necessarie per superare un momento difficile che può essere una fase di crescita, l’elaborazione di un  distacco, l’elaborazione di  un lutto, una relazione difficile.

Il counseling è una relazione di aiuto il cui obiettivo è offrire sostegno a chi si trova in una fase di difficoltà o disagio.

Ambiti di applicazione

Gli ambiti di intervento del counseling sono diversi, oltre a quello individuale, in cui si affrontano problematiche di tipo personale, ci sono applicazioni specifiche in ambito comunitario. Il counseling può essere rivolto ad un gruppo, ad una coppia, a dei professionisti.

Conseling la scuola, in cui gli insegnanti si trovano a gestire oltre alla materia, devono gestire dinamiche di gruppo, rapporti interpersonali e conflittuali con colleghi o utenti.

Counseling aziendale: mira ad individuare le aree problematiche e a trovare una soluzione. Spesso in questo ambito si tenta di sensibilizzare le persone a considerare l’aspetto umano e personale con tute le sue sfaccettature.

E’ un campo di applicazione in nespansion perchè è stao dimostrato che il benessere psicologico del personale incide sulla produttività e allo stesso tempo sulla soddisfazione del dipendente.

Counseling socio sanitario: il counseling in questo caso può essere rivolto a quella fascia di operatori sanitari che sono a rischio di Burn-out,  sono stressati, stanchi e col tempo demotivati. Gli infermieri, I medici, gli operatori socio assistenziali son persone che  a volte con ritmi stressanti  siprendono cura di persone che hanno bisogno a volte prosciugando le proprie energie, fino ad arrivare alla stanchezza, alle demotivazione. Il counseling in questo caso offrire un momento di riflessione e discussione della qualità di questo rapporto tra operatore e utente.

Counseling in ambito privato.


[1]R.Mucchielli, Apprendere il counseling,Erikson,1987,Trento,pag…….

[2]Cfr., C. R. Rogers, La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, 1970.

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