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L'Arte dà forma all'invisibile - Annica Cerino
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L'Arte dà forma all'invisibile

ARTE ED EMOZIONI

Occuparsi di arte è, comunque, creare uno spazio interlocutorio col mondo della psiche e delle relazioni umane, perché l’incontro con una forma d’arte si rivela un valido strumento conoscitivo di analisi e di ricerca esistenziale.

Quando parliamo facciamo vivere due discorsi e due livelli di comunicazione, un momento informativo mediato dalle parole prese nel loro valore di codici e un momento estetico che rivela ciò che di sotterraneo sta dietro alle parole. Un linguaggio sotterraneo indiretto che passa attraverso lo spazio del silenzio, dell’ascolto concentrato su se stessi che, in arte, si manifesta come uno stile e una  forma. Solo erroneamente si parla di estetica e di arte riferendoci alle manifestazioni esclusive dell’artista. Estetica e arte sono legate a tutto il mondo del sensibile e del desiderio, si trovano ovunque nella vita di relazione, nella natura e nel corpo. L’esperienza estetica è una dimensione dell’esistere che appartiene ad ogni uomo. Tutto ciò che si fa di significativo a livello  del sensibile personale, se trova espressione e ascolto, diventa esperienza estetica. Come la letteratura, la musica, le arti in generale, anche la psicologia si interessa in modo primario agli stati del sentimento, agli stati d’animo e ai loro effetti sulla consapevolezza riflessiva di sé, sulle relazioni ,sul comportamento sociale e sulla simbolizzazione immaginativa della vita. Tuttavia, il fatto di percepire emozioni dentro di noi e di patirle nel nostro fisico non vuol dire che esse siano ‘nostre’ (Hilmann). Esse vogliono possederci, governarci, conquistarci completamente al loro modo di vedere. Avere dentro di sé una passione è demoniaco Essere dentro una passione, ovvero nel mondo dell’emozione, può muovere l’anima verso un rapporto più profondo con il mondo.’Si può fare qualcosa di buono quando l’uomo è dentro la passione, ma niente di buono quando la passione è dentro l’uomo (W.Blake).Le emozioni accrescono il nostro senso di identità: ci si sente più se stessi sotto la stretta di un’emozione e tuttavia si tratta della sua stretta su di noi , non della nostra stretta su quell’emozione. Il fatto che ci faccia sentire più noi stessi non rende nostra quell’emozione.

MUNCH : TERAPIA CON L’ARTE O  CATARSI DELLE EMOZIONI?

Qual è il compito dell’arte in terapia? Hilmann si chiede anche: la terapia con l’arte cerca di rimettere l’anima in contatto con il suo fanciullo interiore e di liberarlo? Per lui le emozioni che riemergono con l’arte indossano i panni del passato ma sono il vero interno del fanciullo interiore ed ha la sua occasione di presentarsi con l’arte. E se l’immaginazione è bloccata? L’impedimento dell’immaginazione si manifesta come emozione eccessiva. Infatti quando l’emozione non è contenuta entro la propria immagine, quando le immagini sono state ridotte qualitativamente dallo sfruttamento utilitaristico, allora l’emozione dilaga incontrollata e si cura con i farmaci o con le terapie. Che è precisamente ciò che chiamiamo emozione? E’ una condizione fisiologica interiore, senza dubbio sta dentro la pelle, giù in fondo all’ippocampo ,al sistema ormonale al corpo animale di una persona. E’ dentro di noi che la sentiamo: il pianto in gola, la stretta al petto, la tristezza negli occhi, la paura nelle viscere, lo sguardo paranoie che scruta geloso il viso dell’amato.A margine di una delle copie de ‘Il grido’ Munch annotò: Solo un folle poteva dipingerlo!Certo non è folle chi può osservare le proprie emozioni e rappresentarle criticamente. Era uno che lottava con le rappresentazioni dell’irrappresentabile, del dolore e delle sue parti psicotiche .La perdita e l’assenza sono gli elementi fondamentali della sua esperienza di vita : a 5 anni perde la madre e subito dopo una sorellina di tubercolosi.Munch ha perso il suo contenimento, lo spazio mentale viene allargato dal vuoto dello spazio dove stava l’oggetto, determinando una dissoluzione  dello spazio mentale stesso. Andrebbe affrontato a questo punto tutto il discorso sull’importanza della mentalizzazione  delle esperienze da parte della madre per il bambino, ma non è questa la sede. Ma notiamo, invece, il senso del mettere le figure stagliate in primo piano: egli sovverte lo spazio e la prospettiva, in modo che lo spettatore sembri coinvolto nella dinamica del quadro stesso.Le tematiche trattate da Munch riguardano prevalentemente il lutto e la separazione.La memoria è la sua fonte di ispirazione. Egli stesso dirà: Non dipingo mai ciò che vedo, ma ciò che ho visto’.La sua è una memoria da recuperare, da chiarificare passo passo, frammenti di vita di cui dolorosamente riappropriarsi, attraverso un lavoro che gli permetta di non restare succube della persecutorietà di cui possono tingersi le piccole cose che non ci sono più. Tralasciamo di affrontare le opere in cui è chiaro il conflitto col padre.Tecnicamente in molte opere vediamo dei graffi: essi rappresentano le ciglia e le proprie palpebre. Rappresenta il modo in cui recupera i ricordi e le immagini del passato.

F-ORMA

La f-orma dei segni che l’altro ci consegna per disegnare i nostri pensieri  in un continuo ridisegno dell’esperienza e della conoscenza attraverso l’incontro con l’altro, con la differenza e la diversità. La FORMA è lo specchio dell’Io, o come Io riflesso delle forme, o come forme dell’Io nello specchio del mondo. “Qualsiasi pensiero noi si possa pensare , qualsiasi senso riusciamo a catturare del mondo, delle cose, degli esseri che stanno accanto a noi, ci si dà in una forma, in una costellazione che ci comprende noi che guardiamo e noi che siamo guardati; comprende l’Autore e il suo Lettore”.La forma rende comprensibile per tutti un discorso mentale. Quando si dà una forma, si rende pensabile per tutti una data emozione. La forma, pronunciando ciò che esprime al contempo annuncia l’inesprimibile, quello che in sé preme e che ha a che fare con l’esperienza del limite e del nascondimento , dell’incognita e del molteplice nell’uno.

L’Arte ci ha sempre parlato dell’immaginazione e del sogno di cui è fatta ogni esperienza, dell’onirismo da cui proviene e a cui rinvia ogni forma, ogni pensiero; l’arte ha ribadito la funzione essenziale dell’inconsapevolezza e della a-razionalità.L’uomo ha la possibilità dell’ascolto poetico di ogni cosa, che gli permette di avvertire la vita, ogni forma di vita, come un’opera d’arte (anche se avvertire questo è un po’ avvertire l’abisso-dice Nietzche- perché comporta avvertire le nostre forme nascoste). E’ nella nudità , nello strappo della veste-forma, che si mostra la conoscenza.

PROCESSI DI FORMAZIONE/TRASFORMAZIONE E SOGNO

Il sogno non è altro che una forma particolare  del nostro pensiero, resa possibile dalle condizioni di stato di sonno. E’ il lavoro onirico che produce questa forma ed esso solo è l’essenziale del sogno. Con la deformazione i materiali di base del sogno (resti diurni, ricordi…) sono ricombinati in una nuova forma, al servizio del principio di dissimulazione del desiderio. La de-formazione vera e propria è ciò che trasforma i pensieri latenti del sogno in contenuto manifesto del sogno attraverso quattro meccanismi : condensazione, spostamento, raffigurabilità e elaborazione secondaria. Nel sogno i pensieri vengono raffigurati in tracce mnestiche  visive o acustiche. Cosa vuol dire nella clinica ‘Dar forma ai materiali o contenuti proposti dal paziente? Attraverso l’ascolto. La forma dell’ascolto dell’analista non deve porsi come forte per salvaguardare l’individualità dell’altro (paziente).L’ascolto è un’attribuzione di senso,  dare senso è dare una forma. Come un pittore arroccato nel suo realismo visivo, così il sognatore può arroccarsi su un tipo di modalità di sogno ‘iperrealista’ .Lì la compattezza del mondo esterno definisce il divieto di entrare nel mondo interno del soggetto.

Il segreto della forma

Il concetto di forma che viene inteso  nelle discipline artistiche e in psicoanalisi come equivalente  di struttura , figura, raffigurazione, ordine, contiene in ogni caso due aspetti:

della forma perduta

–         della forma processuale

La forma perduta  crea nostalgia perché nel sogno si rivela sotto forma di pallida traccia del ricordo originario. La forma come processo non è una forma perduta, ma una forma da costruire, da inventare. E’ la forma dell’interpretazione/restituzione al paziente, come tentativo di dare senso a quanto è sofferenza. Il segreto della forma potrebbe risiedere allora in un doppio carattere o nell’oscillazione tra due polarità: quella della forma ideale e quella incompiuta, ovvero irraggiungibile.

Invenzione della forma

Uno dei pregiudizi più radicati riguardo ai fenomeni artistici va riconosciuto nella convinzione che uno dei cardini capaci di orientare positivamente o negativamente il giudizio estetico sia la fedeltà dell’artista al dato naturale : ovvero, nell’arte vogliamo ritrovare quel quid di riconoscibilità del mondo fenomenico. Non voglio certo demolire insensatamente il naturalismo n, ma non possiamo neanche incanalare i giudizi sul letto di Procuste. Grazie all’infedeltà alla forma nascono invenzioni creative. Sarà stato casuale che proprio a Vienna , patria della psicanalisi, sia nata la Scuola che smantellò le teorie sull’arte?Ogni grande artista ha rotto con le concettualizzazioni precedenti sull’arte. Pensiamo alla dissoluzione impressionista come rivelazione della struttura del mondo. O alla deformazione cubista di Ricasso e Braque  che portano la forma ad oltrepassare l’apparenza ,quindi la forma superficiale per approdare alla forma intellettuale. Anche il radicale nichilismo dada è imperniato sulla decontestualizzazione deformante dei significati consueti assunti dagli oggetti per svelare la sostanziale convenzionalità della nostra vita. Il Surrealismo fa entrare nell’arte ciò che per secoli era stato ritenuto evanescente rispetto alla fisicità del cosiddetto mondo reale, il sogno!

Forme del sogno

Deformazione, trasformazione, narrazione

Perché accostare il sogno all’arte? Perché sono due modalità  di carattere conoscitivo. Il sogno de-forma il tempo e non deforma lo spazio; l’immaginazione deforma entrambi. Le arti visive formano/trasformano lo spazio e alludono al tempo che non possono rappresentare in modo diretto. Il cinema deforma spazio e tempo. La musica non può trasformare né lo spazio né il tempo, ma agisce sulla percezione del tempo, sospendendolo. Nel sogno si riconosce uno stile, una cifra riconoscibile  dell’insieme di sogni di un sognatore, è una specie di coerenza interna . C’è un tessuto narrativo . Dal dialogo interiore possono nascere sia il pensiero articolato e discorsivo che è la matrice  della riflessione sia un racconto di storie che è la matrice della narratività. Gli stili narrativi sono: narrazione forte, narrazione debole, antinarrazione. I narratologi distinguono due diversi stili di narrazione del sogno: showing e telling.Nel primo caso l’autore si annulla nei personaggi, ci parla con parole messe in bocca ai personaggi,  nel secondo caso c’è la narrazione (forte, debole, antinarrativa).La narrazione forte prevede situazioni ben designate e ben concatenate  con marcata definizione dei personaggi. La narrazione debole implica una ipertrofia dei personaggi rispetto agli avvenimenti. L’antinarrazione definisce una situazione frammentata e dispersiva in cui la causalità è sostituita dalla casualità.

La presente  è uno stralcio della relazione della Dott.ssa Grignoli al seminario del 7 dicembre 2002.

ANALISI SIMBOLICA DELLE RAFFIGURAZIONI PITTORICHE

Ogni rappresentazione figurativa riproduce  immagini interiori, è una reificazione dell’immaginazione, un ‘doppio’ dell’immagine. Però l’immaginazione è un processo continuo, la figura solo una sintesi nello spazio. L’immaginazione è una composizione simbolica che si organizza sulla barriera del sé;  essa stringe insieme i fantasmi inconsci con le forme definite dai processi cognitivi. I fantasmi inconsci si sviluppano secondo le esperienze affettive ,mentre le forme definiscono secondo le esperienze  concrete; le composizioni simboliche, condizionate dai fantasmi, determinano la costruzione anche di immagini di fantasia che non hanno riscontro diretto nella realtà. Anche questi simboli di fantasia sono interpretazione del mondo e vengono riprodotte nelle raffigurazioni; così diventano reali; l’immaginazione creativa inventa il mondo per vivere sé. Pertanto la realtà naturale si mescola con la reificazione dell’immaginazione fantastica in modo che tutto il mondo assuma valenza simbolica. In questo modo l’immaginario personale diventa l’oggetto dell’esperienza di altri e si sviluppa una comunicazione che definisce  l’immaginario culturale. L’opera d’arte è una immaginazione definita in figura che diviene oggetto di esperienza di altri, la quale innesca una serie di processi mentali che tendono a una attivazione di una immaginazione riflessa all’interno dell’osservatore. Così l’opera d’arte viene creata due volte: una volta dall’artista e una volta dall’osservatore; diviene esperienza e immaginazione condivisa che unisce in una comunità culturale. In effetti l’arte è una composizione poetica, dell’ombra personale e delle forme di conoscenza, essa serra insieme  quelli che ne divengono partecipi; analogamente al mito e al linguaggio. I processi mentali  attivati dall’esperienza di un’opera d’arte possono essere riassunti così:

–          l’osservazione provoca un’impressione senso-emozionale nel sé e quindi processi fantasmatici;

–          consegue una focalizzazione dell’attenzione e l’avvio di una esplorazione sistematica;

–          inizia una costruzione simbolica ‘immaginale’ che deve essere integrata nell’immaginario personale;

–          si sviluppa una ricerca di significato che tende a far proprio l’immaginario dell’artista trafuso nella raffigurazione

–          nel piano inconscio si sviluppano fantasmi proiettivi ed introiettivi alternanti che portano ad una risonanza empatica con l’artista;

–          nel piano delle conoscenze simboliche si sviluppano riconoscimenti formali e delle immagini simboliche;

–          l’interpretazione è determinata dall’incontro e dall’intreccio delle simbolizzazioni figurate e delle simbolizzazioni dell’osservatore;

–          alla fine il significato è una struttura  mentale estesa nei diversi piani della mente: il piano inconscio dell’emozione e dell’affettività, il piano delle forme simboliche ovvero dell’immaginario personale e culturale; il piano delle conoscenze dei sistemi di rappresentazione del mondo.

Cosa rende significante un’opera?

La forma e le linee a dir poco.Proust fa dire ad Elstir, il pittore: -Se un piccolo sogno è pericoloso, la cura nei confronti di questo non è sognare meno, ma sognare di più, il sogno intero!’ Lo stesso Elstir dice anche: -Si può ri-creare quel che si ama solo rinunciandovi’Ogni artista ha la sua tecnica, i suoi particolari problemi, le sue emozioni. Come fa a coinvolgere il fruitore?Prodotti diversi vengono classificati come ‘arte’ proprio quando dei fattori comuni evocano nel beneficiario la stessa costellazione di sentimenti.Ovvero le emozioni devono avere qualcosa in comune per suscitare l’emozione chiamata ‘esperienza estetica’.Le categorie ‘bello’ e ‘brutto’ in arte hanno un significato particolare. Bello rinvia  a ritmo, armonia; brutto a distruzione, dolore, disarmonia. L’artista è colui che trasfigura anche il brutto in bello (vedasi le tragedie greche). Nietzche disse che l’arte greca ci ha insegnato che non ci sono superfici belle senza terribili profondità.Klee, pittore particolarmente sereno, ebbe a dire che per ottenere armonia un quadro deve essere costituito di parti incomplete che vengono messe in armonia dall’ultimo ritocco. Il lavoro riparativo dell’artista non è mai completo. Uno deve sapere quando fermarsi e dire il resto nel successivo. C’è un sentimento sia nell’artista sia nel fruitore  ed è l’intuizione che l’artista non tanto crea, ma svela una realtà.Rodin dice che ogni bellezza artistica consiste nell’affrontare le vere percezioni esterne ed interne; e ogni fallimento estetico consiste nel diniego della verità interna.

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