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La Connessione Creativa - Annica Cerino
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La Connessione Creativa

Il filosofo ed economista tedesco Max Weber, nell’opera dal titolo “La scienza come professione”, del 1919, espresse il concetto di “disincanto del mondo”, che stava ad indicare quel processo di progressiva razionalizzazione e tecnicizzazione tipico della realtà moderna, che porta l’uomo a credere che nulla di inaspettato ci si possa più attendere dal mondo, perché tutto è conoscibile e razionalizzabile.

Questa profonda fiducia nella capacità umana di comprendere si traduce in una perdita di fede nel mondo: non c’è più spazio per la magia, per la credenza, semplicemente il mondo non può più stupire.

Solo il calcolo, inoltre, può permettere di influenzare in qualche modo la natura, di “dominarla”, non c’è più spazio per il rito, attraverso il quale i popoli antichi tentavano di ingraziarsi gli spiriti.

Nel mondo disincantato la natura non ha più spirito, è vuota materia.

È contro una simile visione delle cose che sembrano ergersi il pensiero e l’azione di Natalie Rogers, con il suo richiamo alla fiducia nel possibile.

Lasciare la strada aperta al dubbio, nel caso della danza del Sole e dei suoi effetti, non è affatto una presa di posizione anti-razionale o anti-scientifica, è un necessario stimolo per l’essere umano, che affidandosi al solo calcolo vede irrimediabilmente amputata una parte fondamentale di sé: quella parte creativa della mente, che tanto proficuamente collabora con la parte razionale, come Rogers stessa ha dichiarato parlando della scrittura del suo libro.

Solo una visione del mondo opposta a quella disincantata può permettere il processo di Connessione Creativa, che stabilisce legami tra cose apparentemente lontane e sconnesse. Ci vuole magia perché ciò avvenga, laddove per magia non si intende certo quella presunta facoltà di dominare la natura che alcuni individui, autoproclamandosi eletti, dichiarano di avere o di poter ottenere.

La magia di cui parla Rogers è accessibile a chiunque e come prima cosa prevede che si metta da parte lo stesso concetto di “dominio” della natura, che tanto spazio occupa sia quando si parla di tecnica che, appunto, quando si parla della magia in senso degenere.

[…] alla natura non si impone nulla, alla natura non si chiede, per poi ringraziare se il desiderio viene esaudito.

[…]la condizione per ogni azione ben riuscita è prima di tutto la rimozione degli ostacoli interiori.

Se si crede all’impossibilità di un avvenimento si gettano già le basi perché esso non avvenga, semplicemente non facendo nulla per favorirlo.

Le parole di Natalie Rogers, quindi, sono un invito a sgombrare il campo da ogni pregiudizio razionalistico, da ogni disfattismo e, soprattutto, dal disincanto. Scendere nell’ombra della psiche per poi abbracciare la luce della rinascita interiore: è questo quello a cui bisogna  mirare.

E che sia possibile arrivare alla luce Rogers lo crede fermamente, perché ha piena fiducia nella possibilità dell’essere umano. Natalie Rogers si spinge ancora più in là, affermando che in gruppo l’effetto del processo della Connessione Creativa è ancora più potente.Quando l’intenzione e la fede sono collettive, quindi, l’effetto si amplifica e può investire non soltanto l’altro essere umano, ma l’intero pianeta.

L’interezza è un obiettivo.

In realtà, che l’uomo e il mondo siano un intero è un dato originario, cioè la separazione è qualcosa di illusorio e il fatto che l’interezza diventi un fine è frutto soltanto di un mendace percepirsi separato dall’uomo stesso.

Il percorso per giungere all’interezza che ciascuno intraprende è un cammino ed è su tale cammino che può essere d’aiuto un professionista che ci guidi nella scelta della strada giusta da percorrere.

La Connessione Creativa è proprio questo, una guida sia per chi abbia intenzione di aiutare se stesso, sia per chi decida di aiutare gli altri a ritrovare quel senso di equilibrio e di armonia con l’intero universo che troppo spesso viene a mancare nella società di oggi, una società in cui tutti sono apparentemente connessi, ma in realtà ciascuno resta isolato rispetto all’altro, a causa di un prepotente processo di “atomizzazione” del reale.

Dalla prefazione “La Connessione Creativa” di Natalie Rogers a cura di Annica Cerino

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