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L'anno vecchio è finito ormai - Annica Cerino
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L'anno vecchio è finito ormai

Un nuovo anno sta arrivando ed è tempo di riflessioni e bilanci. Di solito non li faccio, ma l’anno appena attraversato mi ha preparato a ciò che si propone come nuovo.

Mi ha preparato al cambiamento, alle trasformazioni che sono già lì dietro alla porta e non attenderanno che io le apra perché hanno la chiave per entrare nella mia vita. Sono riluttante, ovvero lo ero, a tutto ciò che non posso/potevo  controllare, ma quest’anno ho dovuto cedere il passaggio a qualcosa che inesorabilmente mi ha ammorbidita. L’anno che sta scivolando via mi ha fatto sentire il dolore pungente di persone che sono andate via per sempre, la malinconia di persone che si sono allontanate per motivi personali e di un passato che non tornerà più, se non solo nei miei ricordi.

Mi ha fatto incontrare però persone che si sono rivelate nuove, nel senso di inaspettate nel proprio modo di essere, come se la vita mi avesse messo sul cammino una parte di me ancora da scoprire.

Ho perso oggetti affettivamente preziosi per me, fotografie, libri, diari personali, carillon, e altri reperti archeologici che testimoniavano momenti della mia vita vissuta. Sono andati persi sotto un alluvione. Vero, non metaforico.  Un energia saturnina ha tagliato i rami secchi che altrimenti io non avrei avuto mai il coraggio di recidere.

 Alcune relazioni familiari hanno preso una forma diversa.

Le mie fragilità, che di solito nascondo diligentemente sotto una coltre di rigidità e corazze, sono emerse come in una sommossa contro il dittatore. E quel dittatore ero io. Hanno attaccato la fortezza, con  tutta la loro tenera forza e dopo aver superato il ponte levatoio hanno sfondato il portone e ora abitano nel castello. Uno squisito colpo di stato.

Le ore notturne, sono quelle che loro prediligono per sussurrare alle mie orecchie  chi sono veramente. Devo ammettere che dinanzi alle loro parole, in un primo momento mi sono rivolta a loro con riluttante negazione scalciandole via, ho continuato rispondendo con sarcasmo e qualche bugia e con un bel po’ di aggressività fuori luogo, poi mi sono accorta che in realtà quelle fragilità avevano un tono di voce gentile e maturo. Una maturità che non conoscevo. Non mi facevano paura più. Alla fine siamo diventati amici. Mi sono alleata con gli avversari.

La fragilità resta tale finchè la nascondi e te ne vergogni, ma quando la accetti come parte di te la paura sparisce e senti una nuova vitalità scorrerti dentro.                       La debolezza?  Iniziamo a coprirci di corazze pesanti quando ci sentiamo bisognosi e spaventati . Ma quando le armature lentamente si sciolgono iniziamo a sorreggerci sulle nostre gambe fiduciosi delle proprie possibilità.

Cosa mi aspetto dal nuovo anno?

Bene, ora farò un’altra cosa che di solito non faccio: la lista delle aspettative.

Mi aspetto di rimanere aperta al cambiamento.

Di essere responsabile della mia libertà e quella degli altri.

Gli altri sono liberi di sbagliare tanto quanto me. Sono liberi di avvicinarsi e di allontanarsi proprio come potrei fare io.

 Di liberare i legami originari da colpe e recriminazioni.

Di non sentirmi in colpa se il mondo intorno non va proprio come vorrei che andasse.

Di concedermi di accogliere la stima, il calore e l’amore che molti mi offrono, ma che io stento a percepirlo come qualcosa di rivolto a me. Proprio a me. 

Essere consapevoli di ciò che si prova dentro di sè, senza sentirsi sbagliati, è il primo passo fodamentale per essere padrono di se stessi.

Arthur Shopenhauer

Buon Ascolto e Buon Anno a Tutti.

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