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Sono terrorizzato dal tempo - Annica Cerino
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Sono terrorizzato dal tempo

“Sono terrorizzato dal tempo” mi ha detto qualche giorno fa una persona.

Una frase che ha tuonato nella mia mente restituendomi tutta la sua silente disperazione, quella di un uomo che lotta contro il tempo e se stesso. Lo vedo sempre correre, stare accanto a lui è difficile perché ha il passo di una scheggia. Sente l’urgenza di essere altrove. Sempre.

Come pure di essere impeccabile e perfetto. Ha paura di non essere all’altezza delle proprie pretese. Le pretese eccessive nei propri confronti, che per lo più sono dovute all’educazione, ci incitano <Fai presto>, < Sii perfetto> <Devi fare tutto bene> e così via. Tali pretese ci impediscono di considerare le cose in modo rilassato e portano ben presto al sovraffaticamento. Il nostro rapporto con il tempo è condizionato in larga misura da questi schemi e pungoli. Per i superiori, i dipendenti che pretendono molto da se stessi sono facili da comandare. I superiori spesso sanno benissimo come manovrare le persone con un Super-io ben funzionante.

Una persona, che per quel poco che ho conosciuto, si è chiuso dentro una gabbia, che inizialmente avrebbe dovuto assicurargli sicurezza, benessere, una bella posizione sociale e serenità, ma ora tutta la sua organizzazione lo soffoca, le impalcature dell’edificio scricchiolano. Ma lui resiste. Come don Chisciotte, sta lottando con un tempo che inesorabilmente gli sta cambiano la vita, ma da dentro. Il corpo, il suo corpo, ha iniziato a gridargli tutta la sua sofferenza, l’urgenza di un cambiamento di rotta, ma lui, il mio amico, è cocciuto, non lo ascolta. Pensa che quei sintomi, sporadici  e saltuari siano risolvibili con metodi veloci e che siano causati dalle condizioni climatiche avverse.

L’unica avversità  è solo stesso, ostinandosi a rimanere su un sentiero che è diventato opprimente. L’unico avversario è la sua mancanza di ascolto.

L’ascolto non è qualcosa che si apprende sui libri. La si pratica fermandosi.

Ma queste cose, se lui le ascoltasse, le giudicherebbe tutte fandonie, perché è un uomo “tutto di un pezzo” che non darebbe mai ascolto a soluzioni lontane dalla sua rispettabilissima cultura e a cose che ritiene frivole.

Occorre “uscire fuori dal seminato”  qualche volta nella vita, se non altro per assaporare altri modi di essere, per esplorare le diverse sfaccettature di cui siamo fatti, per andare in profondità e scoprire che siamo fatti di una vastità che ci sorprende, che ci sono infinite strade da percorrere e che la scelta è tutta nostra.

Bisognerebbe rimanere aperti alle opportunità che si presentano, Carl Gustav Jung, le definiva sincronicità, coincidenze significative, ma per comprenderle bisogna porre loro attenzione e dunque fermarsi un momento.

Anche Don Chisciotte ad un certo punto inizia a dubitare.

“ Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima” Carl Gustav Jung.

Annica Cerino

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