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Ho imparato a sognare - Annica Cerino
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Ho imparato a sognare

Il sogno e il pensiero hanno una cosa in comune: sono fatti essenzialmente di immagini.

Quando parlo di sogno, qui, non mi riferisco al viaggio notturno, ma alle visioni che attraversano la nostra mente quando siamo svegli, a quelle scene che ci passano davanti agli occhi quando riusciamo a pregustare l’emozione di un incontro, ad affrontare una discussione difficile prima che avvenga.

Mi riferisco a quelle immagini che ci permettono di visualizzare nella mente la casa dei nostri sogni, la nostra famiglia ideale oppure la realizzazione delle nostre ambizioni lavorative.

Mentre la bobina si srotola e la proiezione si sussegue di scena in scena, noi siamo già lì. Magari sorridiamo, oppure corrughiamo la fronte, dando forma all’emozione intrinseca alla visione stessa.

I sogni e i pensieri, però, sono una realtà allucinatoria, laddove per allucinazione si intende una falsa percezione in assenza di uno stimolo esterno reale.

Affinché queste allucinazioni diventino realtà concreta abbiamo bisogno di scendere nel corpo e nella realtà circostante, di tastare i nostri limiti e di connetterci con le nostre risorse, perché quanto più siamo radicati nel corpo e nel mondo circostante, tanto più si rivelerà a noi la vera motivazione di quelle immagini-pensieri-sogni.

Fino a quando il sogno resta relegato nella testa, per quanto possa essere positivo e dar vita a delle emozioni, se non genera anche una serie di azioni concrete, di interazioni con il reale, rischia di svanire o, peggio, diventare fonte di frustrazione.

Permettere al sogno di scendere nel corpo, inoltre, potrà svelare, col tempo e in grounding, se seguivamo il desiderio del cuore o altro. È solo confrontandosi con la realtà che sogni e pensieri possono dimostrare la loro autenticità.

A volte le immagini, infatti, sono poco chiare e disturbate da un’opacità che interferisce sulla buona visibilità. Quando questo accade dovremmo porci delle domande: “È davvero importante questo sogno per me?”; “Cosa realmente voglio realizzare?”; “Quali paure ne offuscano la visione?”; “Quali e quanti limiti dovrò affrontare prima di arrivare a realizzarlo?”.

Ma le domande ancora più importanti che dovremmo porci sono: “È il mio sogno o il desiderio di qualcun altro?”; “Ci credo realmente o è solo una forma di riscatto, un modo per far vedere quanto valgo, un modo per dimostrare a tutti che sono il migliore?”

Quando le immagini nascono dal cuore, al contrario, sono nitide e, con il tempo, il radicamento nella realtà porterà alla luce questa loro autenticità.

“Ho imparato a sognare

e ho imparato a sperare

che chi ha da avere, avrà.”

(Fiorella Mannoia)

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