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Io sono l'altro - Annica Cerino
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Io sono l’altro

Una giornalista di un nota radio emiliana-romagnola, durante un’intervista mi fece questa domanda che io vorrei riportare qui.

Da dove si comincia per avviare una ricerca spirituale o personale?

Da una crisi.

Da un momento di disagio, di inquietudine e di insoddisfazione profonda per la propria vita attuale, per l’inappagamento delle relazioni.

Di solito si inizia un percorso partendo da un sintomo, da un malessere psicofisico e molto di rado perché si vuole fare un cammino verso la propria verità interiore, perché si vuole intraprendere un percorso di autoconoscenza. Anzi, spesso si crede  di non averne bisogno.

Il sintomo è il punto di svolta, è il  momento in cui  la persona chiede aiuto, ma spesso lo fa solo per sbarazzarsi del sintomo, e oggi, di solito ci si vuole sbarazzare del sintomo anche piuttosto velocemente, senza prendere in considerazione che questo potrebbe richiedere il  mettersi in discussione.

Richiede una discesa nelle proprie profondità.

Le persone spesso entrano nello studio di un operatore dell’aiuto, psicologo, counselor, arte terapeuta cercando una soluzione  immediata e veloce.

Non funziona così.

Non può essere così.

La ricerca interiore richiede tempo. La volontà e il coraggio di mettersi in discussione, ha l’esigenza di rivedere il proprio modo di stare al mondo, occorre l’arditezzza e la sincerità per dirsi che tutto ciò che ci accade è il frutto delle nostre scelte, consapevoli o meno.

Quello che viviamo dipende anche dall’energia che emettiamo fuori, dalle emozioni che si muovono dentro di noi.

Mettersi in gioco vuol dire accettare anche che il proprio modo di pensare e di agire non vanno più bene, non sono più funzionali, e forse che non è sempre l’altro che deve cambiare. 

Il cambiamento inizia da noi.

Durante un percorso di autoconoscenza è possibile, ma è anche auspicabile che ci si renda conto che viviamo in un ecosistema sensibile con il quale interagiamo, esistono i nostri bisogni, ma anche quelli degli altri.

E nel momento in cui la persona in terapia o in formazione sposta lo sguardo da se stesso, e dunque da una posizione autocentrica, e lo sposta verso l’altro ha già dato un significato diverso al proprio malessere e alla propria esistenza.

Nel momento in cui nel proprio panorama entra l’Altro con la sua sensibilità, i suoi limiti, il suo esser-ci  il panorama personale cambia.

Non siamo soli, viviamo in un ecosistema sensibile.

Credo che questa canzone possa arricchire il significato di questo articolo.

Buon ascolto.

Annica Cerino

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