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Io, l'amore e la nevrosi - Annica Cerino
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Io, l’amore e la nevrosi

Io , l’amore e la Nevrosi.

Una nota canzone di un famoso cantante pop italiano dice più o meno così < il triangolo no, non l’avevo considerato>.

Ad un certo punto della propria vita ci ritroviamo dentro un triangolo, quando la morsa dello stress o del malessere psichico e relazionale si fa insopportabile iniziamo a guardarci da una nuova prospettiva. E scopriamo di essere incastrati in un triangolo che si chiama Nevrosi.

Nevrosi: esiste un conflitto tra un bisogno e la capacità di realizzarlo. Disturbo psichico generato dal compromesso tra il bisogno originario e la sua struttura difensiva.

Partendo dalla premessa che lo sviluppo di ogni essere vivente dipende dall’amore, la qualità e l’intensità della venusiana energia organizza il valore che diamo a noi stessi, crea la modalità di relazionarci agli altri e all’ambiente.

L’amore ricevuto ci insegna ad amare o ad averne paura.

Quando le nostre richieste silenti di essere visti per ciò che già sapevamo di essere, quando i nostri bisogni di calore, attenzione e ascolto sono state disattese abbiamo iniziato a credere che fosse giusto così, abbiamo accettato lo status quo. L’accettazione della noncuranza, dell’indifferenza e della distrazione della realtà circostante ha forgiato in noi il proprio valore: <io valgo ciò che mi danno><io sono come mi vedono> < io sono come mi trattano>.

 Questo bisogno deluso e ferito lo abbiamo spinto nel buio della negazione.  Per non sentire il bruciore della ferita.

Ci anestetizziamo al sentire le sensazioni e le emozioni sia nostre che altrui, perchè queste oramai alla luce dell’opinione che abbiamo di noi riattualizzano un bisogno sempre presente e il dolore di non poterlo ricevere.

Il principio della Nevrosi è la negazione.

Inizio a negare a me stesso di essere deluso e arrabbiato, ma soprattutto disconosco il mio bisogno di amore. Quel tipo di amore, ascolto, attenzione di cui avrei bisogno. Inizio ad organizzare un guscio protettivo intorno alla mia privazione, al mio desiderio e alle mie ferite in maniera tale che più nessuno potrà mai deludermi. Il mio guscio avrà una carapace così forte che nessuno potrà accedere alle mie parti molli e tenere e tutti vedranno solo la durezza dell’involucro. Io, mi sentirò al sicuro.

Ma, dal di dentro una voce incessantemente chiede di essere vista, la radiolina dell’amore ferito e della vulnerabilità continua a gracchiare e vorrebbe essere ascoltata anche dai raggi del Sole, vorrebbe andare oltre quel guscio.

Il guscio e la radio si disturbano a vicenda.

Il primo vuole difendersi dall’attacco di un eventuale nemico, la voce della radio vuole squarciare quel guscio ingombrante. E finalmente esprimersi ed essere visto per ciò che è.

L’io che è quell’istanza che sta nel mezzo “del compromesso tra i bisogni originari e i meccanismi di difesa” si barcamena tra l’uno e l’altro, mentre cerca lungo il cammino della vita la sua verità.  È un meditatore che cerca casa.

L’io con i suoi compromessi è colui che ci mette la faccia. Lo possiamo riconoscere nelle relazioni, nella sessualità, nell’amore e nel disamore, nel nostro corpo e nella paura di vivere e di soccombere o nel desiderio di sopraffare.

“La nevrosi di solito non è definita come paura di vivere, ma, di fatto, è paura di vivere. La nevrosi ci rende timorosi di amare, di raggiungere gli altri, di essere pienamente se stessi.” (Alexander Lowen)

Annica Cerino

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